Controlli di Qualità (Droghe Vegetali) – Parte 1/2


Controlli di Qualità (Droghe Vegetali) – Parte 1/2

Affinché possano essere messe in commercio, le droghe, e le preparazioni da esse ricavate, devono rispettare dei precisi standard di legge, dettati dalle farmacopee nazionali e/o comunitarie.

Innanzitutto la droga deve essere funzionale, cioè deve garantire l’effetto sperato; spesso può capitare che la droga venga conservata o lavorata male, o che sia troppo vecchia, o che non sia stata raccolta durante il suo tempo balsamico, o che non derivi dalla pianta desiderata (infatti piante molto simili, anche della stessa specie, possono avere un contenuto in p.a. anche completamente diverso).

Di conseguenza di effettuano dei controlli di qualità, differenti per metodiche e risultati/scopi finali, che possiamo raggruppare genericamente in:

  • Controlli morfologici: si basano sull’identificazione della droga mediante un’osservazione macroscopica e/o microscopica, in modo da identificare caratteristiche peculiari della droga stessa.
  • Controlli chimici: analisi della droga, per appurare che rispetti le specifiche in termini di purezza e titolo di p.a., nonché assenza di contaminanti.

Quindi oltre al possedere le dovute concentrazioni di p.a., la droga (o preparazione) deve essere esente da contaminazioni, siano esse chimiche (es. pesticidi), microbiologiche (es. batteri o funghi), o radioattive. Ricordiamo che la decontaminazione con ossido di etilene è proibita dalla F.U..

ESAME MICROSCOPICO

L’esame microscopico è fondamentale soprattutto per il RICONOSCIMENTO delle droghe triturate o polverizzate, dove per ovvie ragioni non è possibile riconoscere elementi macroscopici. Si assembla il vetrino sospendendo la polvere in glicerolo/acqua/alcol.

Per facilitare l’identificazione di alcune strutture vengono adoperate apposite sostanze coloranti, come iodio (per i granuli d’amido), e tionina (per le mucillagini), ecc..

ANALISI CHIMICO-FISICHE: VISCOSITA’

La viscosità è una grandezza fisica che misura la resistenza allo scorrimento di un fluido, ed è data dall’insieme delle forze di coesione delle molecole che costituiscono il fluido. La viscosità è solitamente misurata basandoci su due teorie/tecniche:

  1. La teoria di Poiseuille: tempo di efflusso del fluido all’interno di un capillare.
  2. La teoria di Stokes: velocità di caduta libera di una sfera all’interno del fluido.

I valori ottenuti sono poi confrontati con quelli di un liquido di riferimento.

SAGGI

SAGGIO PER GLI ELEMENTI ESTRANEI

Nella droga non devono essere presenti elementi estranei, ovvero:

  1. Parti estranee: parti della pianta non necessarie, che non costituiscono la droga;
  2. Materie estranee: tutto ciò che è presente sulla/nella droga ma che non deriva dalla pianta (es. terra, muffe, insetti, ecc..).

Il saggio generale per gli elementi estranei vede la disposizione di 100-500g di droga su di un sottile strato, e successiva analisi ad occhio nudo o con una lente. Si identificano e separano le parti estranee, per poi pesare e calcolare la percentuale. La F.U. ammette una quantità massima di elementi estranei pari al 2%m/m.

ALTRI SAGGI -> Ceneri totali, ceneri insolubili in HCl, indice di rigonfiamento (volume occupato da 1g di droga dopo averla lasciata rigonfiare in un solvente acquoso per 4h), indice di amarezza (confrontato con l’amarezza standard si una soluzione di chinina cloridrato, pari a 200.000; minimo 6 persone).

SAGGIO PER LA PERDITA ALL’ESSICCAMENTO

Misura la perdita di massa dopo essiccamento, espressa come %m/m.

SAGGIO PER I RESIDUI DI PESTICIDI

A seconda della pianta, vengono effettuati dei saggi per rilevare l’eventuale presenza di pesticidi.

SAGGIO PER LA CONTAMINAZIONE DA METALLI PESANTI

Si possono adoperare diversi metodi, sfruttando reazioni con reagenti specifici; i risultati vengono poi paragonati a quelli ottenuti con una soluzione nota di Pb (1-10ppm). La determinazione quantitativa viene eseguita mediante Spettrometria di Assorbimento Atomico.

ANALISI TOSSICOLOGICHE

Hanno lo scopo di rilevare tossine, come le aflatossine (micotossine, ovvero tossine prodotte da funghi).

AFLATOSSINE (AF)

Tra le varie tossine, quelle che forse suscitano un interesse maggiore, sono senza dubbio le aflatossine prodotte da Aspergillus, poiché sono facilmente rintracciabili in alimenti, come cereali, legumi e pasta. Queste tossine, determinate mediante HPLC o TLC possono essere presenti in concentrazioni molto basse, secondo le normative comunitarie.

Le aflatossine prodotte da Aspergillus sono particolarmente termostabili, tossiche, epatotossiche, mutagene e cancerogene; tra tutte, la AFB1 è la più diffusa e più cancerogena. Possono causare intossicazione acuta (necrosi ed emorragia intestinale), potenzialmente letale, o intossicazione cronica (fibrosi e cancro); i sintomi da intossicazione da aflatossine si manifestano dopo 3 settimane dall’ingestione, e causano danni epatici ed intestinali molto seri.

ANALISI DEI PRINCIPI ATTIVI

Per analisi dei p.a. intendiamo la loro determinazione qualitativa (identificazione) e quantitativa (titolo). Viene effettuata mediante tecniche strumentali specifiche, come: la cromatografia, la spettrofotometria e la spettrometria di massa.

TECNICHE CROMATOGRAFICHE

Sono probabilmente le più semplici, e si basano sulle differenti interazioni tra una fase stazionaria e i composti, trasportati da una fase mobile (eluente). L’eluente può essere liquido (cromatografia liquida) o gassoso (cromatografia gassosa).

La cromatografia liquida può essere: 1) su colonna, 2) su carta, 3) su strato sottile (TLC), 4) ad alta pressione (HPLQ).

Quella su strato sottile è la più pratica, ma nonostante questo è molto efficace e rapida. La fase stazionaria è rappresentata dal gel di silice; selezionando particelle di silice del diametro selezionato possiamo regolare il processo cromatografico in base alle nostre esigenze. Come funziona? In base alla polarità, i solventi si sostituiranno ai legami tra la fase stazionaria ed i composti, facendo scorrere questi ultimi (la silice ha gruppi polari –OH). Si possono usare acidi o basi per aumentare la solubilità delle sostanze.

CROMATOGRAFIA LIQUIDA SU STRATO SOTTILE

  1. Il campione è sciolto nell’apposito solvente (apolare) e collocato alla base della lastrina; l’ambiente viene saturato con i vapori di eluente, grazie ad una stufa.
  2. La lastrina viene posta verticalmente, con eluente alla base.
  3. L’eluente salirà sulla lastrina verticale per capillarità, trascinando con sé i componenti della miscela, tanto più in alto quanto è minore la loro affinità per la fase stazionaria.
  4. Si procede all’identificazione degli elementi; se non sono colorati, le macchie possono essere identificate grazie a reattivi diversi.

Osservando la posizione delle macchie possiamo determinare qualitativamente il nostro composto; invece osservando le dimensioni/intensità delle macchie, possiamo eseguire una determinazione quantitativa.

Per essere ancor più precisi potremmo “prelevare” la macchia ed eseguire un’analisi spettrofotometrica.