Abuso di Oppiacei


ABUSO DI OPPIACEI

 

Comunemente, un abuso di oppiacei si verifica:

  • nell’ambito di una terapia antalgica (terapia del dolore) o per sedare la tosse;
  • a seguito di uso voluttuario, solitamente di eroina;
  • come abuso di metadone o buprenorfina in sostituzione all’eroina.

 

Alla base dell’abuso vi è la ricerca dell’effetto euforizzante e gratificante, causato soprattutto dall’eroina; questa infatti è l’oppioide che evoca maggiormente i suddetti effetti, e dall’altra parte ha minori effetti indesiderati come nausea, broncospasmo e prurito.

 

Questo maggior effetto gratificante dell’eroina potrebbe essere dovuto sia alla sua maggiore lipofilia e quindi maggiore distribuzione nel SNC, sia ad una probabile affinità per il recettore della morfina 6-glicuronide, generata dall’eroina.

 

TOLLERANZA

Col tempo di sviluppa tolleranza nei confronti dell’effetto deprimente sulla respirazione, dell’effetto analgesico e dell’effetto euforizzante; invece non si instaura sensibile tolleranza nei confronti dell’effetto costipante e miotico.

 

DIPENDENZA FISICA

La dipendenza può instaurarsi molto velocemente.

Per esempio, dopo 2-3 giorni di assunzione, il naloxone produce sintomi da astinenza. Probabilmente la dipendenza deriva da un adattamento dell’AMP ciclico all’effetto inibitorio della morfina.

 

SINDROME D’ASTINENZA

La sindrome d’astinenza da eroina si manifesta dopo 8-12 ore dall’ultima somministrazione, e scompare dopo 5-10 giorni. Per lo più comporta ipereccitabilità, con:

  • irrequietezza, sonno agitato;
  • ipereccitabilità del SNC (eiaculazione ed orgasmo);
  • lacrimazione, sudorazione, diarrea, vomito, crampi addominali;
  • pressione e frequenza cardiaca elevate;

La sindrome d’astinenza da metadone invece si manifesta più lentamente, è meno intensa, ma si protrae più a lungo (fino a 3 settimane).

 

In generale farmaci ad azione breve danno sintomi più intensi, ma di minore durata.

 

La sindrome d’astinenza da eroina non pone il soggetto in pericolo di vita, tranne nel neonato.

 

DIVEZZAMENTO DA OPPIACEI

Il procedimento standard prevede la sostituzione con metadone; dosi di 40mg sono solitamente sufficienti ad impedire il manifestarsi della sindrome d’astinenza. Si prosegue diminuendo del 5% ogni giorno la dose somministrata.

 

Il rischio principale nel soggetto divezzato è che possa assumere di nuovo eroina, con conseguenze gravi e probabile overdose.

 

Altro metodo consiste nella somministrazione di buprenorfina, antagonista parziale dei recettori MOP e DOP, agonista dei NOP ed antagonista dei recettori KOP. Risulta particolarmente efficace perché è in grado di ridurre anche gli effetti gratificanti dell’eroina eventualmente reassunta.

 

Anche il naltrexone è utile nel divezzamento e nel mantenimento dello stato “drug free” nel soggetto; questo perché nei soggetti trattati con naltrexone, l’eroina eventualmente riassunta non evocherà gli effetti aspettati.  E’ infine preferito al naloxone per la sua maggior durata d’azione.

 

Da un punto di vista non farmacoterapeutico, il divezzamento può essere affrontato associando alla terapia farmacologica: 1) ospedalizzazione, 2) psicoterapia e 3) comunità terapeutiche.

 

PERICOLI DELL’ABUSO

Non solo intossicazione acuta o cronica, ma anche:

  • rischio di infezioni (come epatite o HIV);
  • emboli da corpi estranei;
  • lesioni muscolari e neurologiche da contaminanti;
  • aumentata tendenza suicida;
  • attività criminosa per il procacciamento del farmaco.

 

INTOSSICAZIONE ACUTA DA OPPIACEI

E’ solitamente causata da un sovraddosaggio di oppiacei, non necessariamente per sovraddosaggio clinico, ma talora proprio come tentativo di suicidio.

In un soggetto normale, 120mg di morfina somministrata per via orale risultano letali.

 

L’intossicazione acuta si manifesta principalmente con:

  • grave depressione respiratoria (2-4 atti al minuto) che comporta ipotensione, e shock cardiocircolatorio;
  • abbassamento della temperatura corporea;
  • pupille puntiformi (miosi) nella fase iniziale; dopodiché si dilatano a causa dell’ipossia;
  • la morte è quasi sempre dovuta ad insufficienza respiratoria.

 

Per curare un’intossicazione acuta, innanzitutto va assicurata una corretta ventilazione del paziente. Quindi si somministra naloxone per endovena, ad intervalli di tempo regolari, di circa 3 minuti. Una dose totale di 10mg è solitamente efficace.

Non si utilizza il naltrexone poiché, per la sua lunga durata d’azione, potrebbe scatenare la sindrome d’astinenza.

 

INTOSSICAZIONE CRONICA DA OPPIACEI

E’ caratterizzata da:

  • disturbi dell’apparato digerente (nausea, vomito, stitichezza, spesso alternata a diarrea);
  • miosi;
  • dimagrimento;
  • impotenza sessuale nell’uomo;
  • amenorrea nella donna;
  • anemia e cachessia;
  • irascibilità, sospettosità, perdita di senso morale, forme allucinatorie e maniacali.